La tassazione dei conti e delle carte prepagate esteri

Conti corrente e carte prepagate esteri sono trattati diversamente dal punto di vista fiscale rispetto ai conti e alle carte emessi da banche italiane. Ecco quali sono le differenze nella tassazione e quando bisogna inserire in dichiarazione dei redditi i conti detenuti all’estero.

Qual è la tassazione delle carte prepagate in Italia

I depositi bancari che hanno una giacenza media superiore a 5.000 euro all’anno sono soggetti all’imposta di bollo. Questa norma si applica tanto ai conti corrente quanto ai conti di deposito. In linea di principio anche le carte di credito sono soggette all’imposta di bollo, ma spesso le banche si accollano questa spesa proponendo così ai clienti delle carte gratuite e a costo zero.

L’imposta di bollo va pagata annualmente e l’importo da pagare dipende dalle somme depositate e dal tipo di rapporto che esiste tra banca e cliente. Nel caso delle carte prepagate dotate di IBAN, per i depositi fino a 77,47 euro non si paga nulla, mentre per le somme superiori si paga un’imposta di 2 euro (DPR 642/72, articolo 13). L’imposta viene trattenuta dalla banca che la versa all’Erario per conto del cliente.

L’imposta di bollo si paga annualmente: per evitare di pagare è sufficiente che il saldo al 31/12 sia inferiore alla soglia di 77,47 euro. In alternativa, si può sottoscrivere una delle carte prepagate a costo zero per le quali non è previsto l’addebito dell’imposta di bollo. Sono diverse le banche che concedono questo vantaggio ai propri clienti.

Nel caso dei conti corrente l’imposta di bollo è applicata in misura fissa ed è pari a 32,40 euro per ciascun conto intestato a persone fisiche. Per i conti deposito si considera invece l’importo del deposito e si calcola l’imposta applicando un’aliquota del 2 per mille.

L’obbligo di versare l’imposta di bollo riguarda solo le carte prepagate con funzione di conto corrente, cioè le carte prepagate con IBAN. Le semplici carte ricaricabili senza IBAN non sono soggette all’imposta.

Come vengono tassate le carte prepagate estere

Il discorso fatto finora vale per le carte prepagate emesse dalle banche italiane. Ma cosa succede se si sottoscrive una carta prepagata all’estero? La tassazione è la stessa? Si devono pagare le imposte in Italia? Se sì, in che modo?

Negli ultimi anni l’offerta di carte prepagate si è arricchita con tanti nuovi prodotti che possono essere usati per fare acquisti, ritirare contanti, gestire i propri risparmi e anche per fare transazioni in una delle criptovalute più diffuse. Accade, per esempio, con Revolut, Monese, VIABUY o N26.

Così, alle carte prepagate emesse dalle banche italiane si sono affiancate le carte proposte da banche che hanno sede all’estero: in molti casi si tratta di prodotti con funzionalità avanzate e con costi ridotti, assolutamente appetibili.

Sottoscrivendo una carta prepagata estera di fatto si firma un contratto con una banca straniera e si diventa clienti di quella banca. La carta prepagata è un prodotto finanziario estero, quindi non è soggetto all’imposta di bollo prevista per i prodotti finanziari italiani.

Le attività finanziarie detenute all’estero vanno indicate in dichiarazione dei redditi compilando il quadro RW. Nel caso dei conti, quest’obbligo è previsto solo se il valore del conto nel periodo d’imposta è superiore a 15.000 euro. Se la giacenza media del periodo è superiore a 5.000 bisogna inoltre versare l’IVAFE.

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