Conti correnti esteri non pignorabili: cosa c’è da sapere

Esistono conti correnti esteri non pignorabili? Aprire un conto corrente all’estero può sembrare la soluzione per scappare dai creditori ed evitare che la propria liquidità venga pignorata. Ma non sempre portare i soldi all’estero è fattibile e mette al riparo dal pignoramento. Vediamo cosa c’è sapere sui conti esteri non pignorabili.

Come funziona il pignoramento del conto corrente

Per i conti correnti all’estero il procedimento che si segue per il pignoramento è lo stesso previsto per i conti italiani. Il creditore in possesso di un titolo esecutivo può chiedere che i beni del debitore vengano pignorati. Prima che si proceda al blocco delle somme presenti sul conto, il debitore riceve un atto di precetto che gli lascia 10 giorni di tempo per adempiere. Se il pagamento di quanto dovuto al creditore non avviene entro questo termine, il giudice disporrà il pignoramento presso terzi.

Il conto corrente può essere pignorato entro i limiti previsti dalla legge. Non possono essere pignorati conti correnti per la parte relativa al fido chiesto alla banca e per la somma corrispondente al triplo dell’importo dell’assegno sociale. In caso di conto corrente cointestato, il pignoramento può essere fatto soltanto sul 50% dell’importo depositato.

Il pignoramento del conto corrente all’estero è possibile?

Le carte conto come N26 e i conti correnti all’estero possono essere pignorati allo stesso modo ed entro gli stessi limiti dei conti correnti italiani. Bisogna comunque considerare che mentre l’anagrafe dei conti correnti permette di conoscere subito quali sono i conti italiani del debitore, per i conti correnti aperti all’estero il creditore potrebbe avere qualche difficoltà in più a rintracciare i beni del debitore.

La normativa impone di dichiarare le attività finanziarie all’estero il cui valore nel periodo d’imposta sia superiore a 5.000 euro ai fini del calcolo dell’IVAFE e superiore a 15.000 euro nell’ambito del monitoraggio fiscale. Questo vuol dire che se si apre un conto corrente all’estero e vi si depositano poche migliaia di euro non si è obbligati a dichiararlo.

Lo scambio automatico delle informazioni finanziarie a livello europeo fa sì che le istituzioni italiane possano rintracciare facilmente i conti aperti in un altro Paese all’interno dei confini dell’Unione. Per i conti extra-UE i tempi e i costi possono essere più lunghi e per il creditore può risultare poco conveniente procedere con il pignoramento di un conto aperto lontano dall’Italia.

In definitiva, i conti correnti esteri sono non pignorabili soltanto quando vi si depositano piccole cifre, per le quali non è necessario procedere alla dichiarazione nel modello Redditi. In tutti gli altri casi il creditore può chiedere il pignoramento del denaro depositato sul conto, anche se la procedura richiede più tempo.

Se vuoi saperne di più, leggi anche il nostro approfondimento sulle carte prepagate pignorabili.

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