Come funziona la tassazione sui conti correnti

Tenere i soldi sul conto corrente non sempre conviene. Tra i rischi di perdita del potere d’acquisto e costi più o meno nascosti, a fine anno il conto può risultare salato. Vediamo come funziona la tassazione sui conti correnti e cosa si può fare per contenere i costi.

Quali sono i costi applicati ai conti correnti

I depositi sul conto corrente non sono esenti da tasse e imposte. I costi variano a seconda di quanti risparmi si hanno e a seconda delle operazioni fatte.

Il primo costo da considerare è l’imposta di bollo: si tratta di un’imposta annuale applicata a tutti i rapporti di conto corrente che hanno una giacenza media superiore a 5.000 euro. L’importo da pagare è di 32,40 euro se il conto è intestato a una persona fisica o di 100 euro negli altri casi.

Per il calcolo della giacenza media si considerano tutti i conti e i libretti di deposito aperti presso la stessa banca. Per determinare qual è la giacenza media dei conti si calcola la giacenza giornaliera media e si divide per 365 giorni. Se la giacenza media supera la soglia di 5.000 euro, allora l’imposta di bollo sarà dovuta su tutti i conti, anche quelli che hanno una giacenza inferiore a questa cifra.

Un altro costo da considerare è legato alla ritenuta fiscale sugli interessi attivi. Gli interessi maturati sul conto sono attualmente soggetti a una ritenuta del 26%. I piccoli profitti che maturano sul conto corrente rischiano quindi di venire annullati per effetto di questa imposizione.

Nell’immediato futuro depositare i contanti sul conto potrebbe diventare persino un costo. Le banche stanno infatti valutando se applicare alla clientela tassi di interesse negativi sui depositi. In alcuni Paesi europei questa pratica è già realtà: ad esempio in Germania e in Svizzera sono applicati tassi di interesse negativi ai depositi che superano la soglia di 100.000 euro. Dal 2020 UniCredit inizierà ad applicare in Italia tassi negativi ai depositi che superano 1 milione di euro.

Come ridurre i costi dei conti correnti

Per ridurre il peso del Fisco sui conti correnti si possono intraprendere essenzialmente due strade:

  • tenere i propri soldi in casa;
  • investire il denaro in titoli di Stato o in buoni fruttiferi.

Tenere i soldi in casa è apparentemente gratis e può essere vista come una soluzione a basso rischio. In realtà si corre il rischio di perdere tutto in caso di furto oppure di perdere parte dei propri risparmi per effetto dell’inflazione.

La strada più sicura appare quindi quella dell’investimento. In particolare, se non si vogliono fare investimenti rischiosi, ci si può orientare verso i titoli di Stato e i buoni fruttiferi. Questi prodotti finanziari godono infatti di una tassazione agevolata. A differenza di quanto accade agli interessi attivi generati dalle somme conservate nei conti correnti e agli interessi generati da altri tipi di investimento, per i quali si paga una ritenuta fiscale del 26%, i proventi maturati dai buoni fruttiferi bancari e postali e dagli investimenti in titoli di Stato sono soggetti a una ritenuta del 12,5%.

Per non pagare l’imposta di bollo si potrebbe invece considerare l’apertura di conti in banche diverse. Questa soluzione potrebbe essere conveniente nel caso in cui si trovassero offerte a zero spese e in cui la banca si fa carico di pagare l’imposta di bollo per conto del cliente: se ci sono invece commissioni sulle operazioni e canoni da pagare le spese da sostenere annualmente potrebbero superare l’importo dell’imposta di bollo.

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