Lasciare i risparmi in banca: quali sono i rischi?

Tenere i propri risparmi in banca è la soluzione più comoda: non si rischiano furti, si ha subito accesso ai propri fondi e si può stare abbastanza sicuri sull’affidabilità dell’istituto di credito. Ma risparmiare in banca presenta anche dei rischi, soprattutto di natura tributaria.

Quali sono i rischi legati ai risparmi bancari

Il rischio, quando si hanno dei depositi in banca, è che il Fisco chieda informazioni relativamente alle operazioni fatte sul conto corrente.

Il titolare del conto può ricevere un accertamento fiscale se il Fisco nota movimenti sospetti che possono far presumere l’evasione. Queste anomalie possono riguardare sia i versamenti fatti sul conto sia i prelievi.

Per quanto riguarda i versamenti, è bene chiarire che il titolare del conto può versare qualsiasi cifra (a meno che il prodotto finanziario scelto non abbia dei limiti fissati dalla banca), ma deve essere in grado di dimostrare qual è l’origine dei fondi. 

I soldi versati in banca devono quindi essere riconducibili a:

  • un’attività lavorativa o un’altra fonte di reddito inclusa nella dichiarazione dei redditi;
  • un’entrata esente, come nel caso di una donazione;
  • una somma tassata alla fonte, come ad esempio una vincita al gioco o una scommessa.

Come evitare un accertamento fiscale

L’Agenzia delle Entrate può inviare un accertamento fiscale entro un massimo di 5 anni. Per potersi difendere o per evitare che scatti un accertamento è importante tenere traccia delle entrate e delle uscite dal proprio conto corrente, in modo da poter giustificare ogni movimento.

Se si sono ricevuti dei soldi per effetto della donazione di un genitore, ad esempio, è sempre bene evitare i contanti. La soluzione più comoda è ricorrere a un bonifico bancario: il movimento viene tracciato e, insieme alla causale, permette di risalire all’origine dei fondi e al motivo per il quale è stata fatta l’operazione.

Nel caso in cui non fosse possibile fare un bonifico, si può comunque documentare la donazione attraverso una scrittura privata con data certa.

Se si parla di piccole cifre si può scegliere anche di fare il versamento su una carta prepagata, usando un bonifico bancario o una ricarica da un’altra carta: anche in questo caso c’è una traccia dell’operazione e si può giustificare il movimento.

Anche i prelievi possono finire sotto la lente d’ingrandimento del Fisco. Se si superano determinate soglie nei prelievi, infatti, l’Agenzia delle Entrate può supporre che il denaro prelevato dal conto venga usato per fare dei pagamenti legati a un’attività economica non dichiarata.

Le regole riguardanti i prelievi riguardano in modo particolare i professionisti e gli imprenditori. L’attenzione da parte del Fisco scatta quando ci sono prelievi che superano la soglia di 1.000 euro al giorno o di 5.000 euro al mese. Chi ha un lavoro dipendente non è soggetto a questo tipo di controlli, a meno che non faccia acquisti che sono considerati non in linea con il reddito dichiarato.

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