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I controlli da parte del Fisco sui nostri conti correnti bancari avvengono mediante i nuovi strumenti stabiliti dell’Agenzia delle Entrate.
La Corte di Cassazione ha infatti precisato, con l’ordinanza numero 104 emanate il 14 gennaio 2019, che i controlli possono essere effettuati su un qualsiasi conto corrente intestato a qualunque titolare. Nessuna tipologia di conto può essere esente da un eventuale controllo, nemmeno i pensionati o i beneficiari di reddito fisso.
L’evasione fiscale, infatti, non è determinata solamente dal percepire redditi da occupazioni a nero. Anche un lavoratore dipendente che affitta, per esempio, un immobile in nero determina evasione fiscale, o un disoccupato che percepisce l’indennità mensile di disoccupazione (NASPI) che nel frattempo pratica altre attività lavorative e percepisce piccole entrate in nero.
Come avvengono i controlli del fisco sul conto corrente
Sono essenzialmente tre i metodi con cui l’Agenzia delle entrate ed il Fisco monitorano i vari movimenti e versamenti su un conto corrente:
• Risparmiometro
• Superanagrafe
• Isee
Risparmiometro
Uno dei più utilizzati è il cosiddetto Risparmiometro. Si tratta di una tecnica di monitoraggio in tempo reale che utilizza un algoritmo valido a far emergere eventuali incongruenze mediante la verifica delle entrate e uscite e delle transazioni su un determinato conto, su investimenti in azioni, obbligazioni finanziarie o movimenti di denaro in generale. Quando vengono rilevate discordanze tra quanto è presente sul conto e ciò che viene attestato dalla dichiarazione dei redditi, allora scattando automaticamente i controlli da parte dell’Agenzia delle entrate, nel momento in cui l’analisi dei dati evidenzi uno scarto del 20% tra uscite ed entrate.
Solitamente, l’allarme del Fisco scatta quando si muovo importi maggiori ai 5.000 euro per l’acquisto di beni importanti come immobili o auto, o quando avviene un ingente trasferimento di denaro all’estero.
Superanagrafe
Il secondo strumento di controllo è la superanagrafe. L’algoritmo, in questo caso, si serve dell’ausilio della superanagrafe, ovvero un database contenente tutti i dati della Guardia di Finanza e della Agenzia delle Entrate. Sulla base delle informazioni ricavate dall’algoritmo viene redatta una lista di tutti quei contribuenti che sono a rischio evasione, da mandare poi agli uffici provinciali dell’Agenzia che dovranno effettuare i vari accertamenti.
Naturalmente c’è stato un grande dibattito per quanto riguarda il libero accesso della Agenzia delle Entrate alla privacy di ogni utente, legato alla questione della protezione dei dati personali.
Lo Stato infatti conosce tutti i movimenti bancari di ognuno di noi grazie alla legge che obbliga tutti gli istituti finanziari, le Poste Italiane e gli operatori di credito a comunicare all’anagrafe tributaria l’elenco di ogni transazione, movimento, saldo relativo ai propri intestatari di conto corrente, entro e non oltre il 31 marzo ogni anno.
Isee
Il terzo ed ultimo strumento a disposizione del Fisco è il modello Isee.
Il Fisco può effettuare accertamenti sui conti correnti mediante i dati auto dichiarati dall’utente. A partire dall’1 gennaio 2020, con l’introduzione sperimentale della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) precompilata, sono partiti moltissimi controlli sui conti correnti dichiarati.
Il fisco, inoltre, non si limita ad esaminare solamente i conti correnti, ma effettua controlli anche sul deposito di titoli, sui conti deposito, sul conto terzi, sui buoni fruttiferi postali, sugli investimenti in società con risparmio in gestione collettiva e sui vari prodotti assicurativi.
Il Fisco è perciò sempre pronto ad intervenire non appena scatta un allarme, con lo scopo di combattere e stroncare l’evasione fiscale.
Perché si effettuano i controlli: la legge a riguardo
Secondo l’art. 32 DPR 600 stipulato nell’anno 1973, si presume che i versamenti o i bonifici che riceviamo sul nostro conto corrente provengano da redditi lavorativi o di locazione del tutto in regola.
Il Fisco però è tenuto a controllare se le somme ricevute sono state adeguatamente segnalate all’interno della dichiarazione dei redditi. Se ciò non avviene, l’Agenzia delle Entrate può effettuare i dovuti accertamenti fiscali. Se si tratta di un caso di evasione, il contribuente in questione dovrà dimostrare la provenienza di quel reddito, che non deve essere in nero.
Se in passato gli occhi erano puntati principalmente su partite IVA e professionisti, oggi anche pensionati, dipendenti e altri utenti di qualsiasi genere possono essere soggetti a controllo indistintamente.
Questo perché le indagini avvengono oramai in maniera automatica e telematica mediante gli enormi archivi dell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, i quali contengono tutti i dati inviati dagli istituti di credito periodicamente.
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